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Marche: il tour dei quattro castelli su due ruote

Alla scoperta della storia medievale in bici, tra mare e paesaggi rurali nel Parco del San Bartolo

Articolo di: Massimo Colasurdo
Lettura: 6 minuti

Ci sono solo due luoghi nell’Adriatico dove è possibile trovare falesie sul mare con ai piedi piccole spiagge, macchia mediterranea e paesaggi rurali ed entrambi sono nelle Marche: uno nei pressi di Ancona, sul Monte Conero, l’altro a Pesaro, nel Parco Naturale del Monte San Bartolo.

L’itinerario che presentiamo oggi, battezzato Tour dei 4 castelli, è un percorso ad anello di 52km che corre lungo il parco del San Bartolo, in particolare sulla famosa strada "Panoramica" che collega Gabicce a Pesaro, passa per borghi che dominano il versante marino più naturale dell’Adriatico e una volta arrivati a Pesaro torna verso il punto di partenza toccando altri due luoghi caratteristici nell’entroterra.

Proprio per questo binomio mare/campagna il punto di partenza scelto è l’Hotel & Residence Continental a Gabicce, gestito dalla famiglia Bartolucci, albergatori dal 1976. 

Per le persone del posto, il Parco del San Bartolo rappresenta una via di fuga dalla quotidianità, e per i turisti che si aspettano una riviera adriatica fatta solo di lunghe spiagge sabbiose, una piacevole novità. Qui escursioni, sport e natura sono ingredienti tipici.

Non ci resta dunque che dare il via a questo itinerario tra punti panoramici e campagna marchigiana, alla scoperta dei quattro castelli medievali!

Punto di partenza :

Hotel & Residence Continental - Gabicce Mare

Grado di difficoltà :

Medio (40/70km di distanza | 300/800m di dislivello)

Tipologia di percorso :

Strada

Bici consigliata :

Tutte (BDC, Gravel, MTB ed eBike)

Una visita speciale

Davide e Valentina, padre e figlia proprietari dell'Hotel & Residence Continental, offrono iniziative speciali alle famiglie ospiti: ad esempio i due itinerari che portano nella loro struttura nel parco San Bartolo, l’assaggio di miele e olio di produzione propria e i messaggi da appendere all'albero dei desideri per i più piccoli. Da quest’anno poi, grazie alla collaborazione con Visit Gabicce, ci sarà anche la possibilità di noleggiare e fare escursioni in bici e in catamarano.

Casteldimezzo

Dall’hotel si imbocca subito la via panoramica e si inizia a salire, dopo aver superato la discoteca Baia Imperiale la prima sorpresa è per i ciclisti: un nuovo enorme murales dedicato a Marco Pantani.

Una volta arrivati a Gabicce Monte è d’obbligo una sosta per ammirare il panorama della costa romagnola dall’alto e accorgersi che ogni volta luci e colori sono diversi. Si riprende e si inizia il saliscendi di 20km tipico del San Bartolo.

Qui ce n’è per tutti: chi va in bici, chi a piedi, chi in assetto da gita, chi da gara, chi sull’asfalto, chi nello sterrato, chi in gruppo e chi da solo. 

Il Parco regionale è nato nel 1994, nel tempo si sono creati diversi cammini e negli ultimi anni anche diversi percorsi in Mountain Bike. Il percorso CAI principale è il 151 che si ricongiunge al 152 che parte invece da Pesaro con alcune deviazioni verso mare o monte. Il sentiero più famoso porta ad un altopiano denominato "la Montagnola”, conosciuto più comunemente come il “Tetto del Mondo”: una splendida vista panoramica immersa, in primavera, nella fioritura gialla delle ginestre.

Si continua a pedalare e si incontra l’indicazione della Fondazione Oasi creata dall’azienda Oikos: un territorio di 130.000 mq all’interno del parco dove si organizzano iniziative di arte all’aperto. I primi di giugno infatti si terrà l’Ecofest Experience, che vedrà suonare l’orchestra Rossini e tenersi workshop dedicati all’ecologia e alla sostenibilità ambientale.

Sulla destra domina la vallata e tra gli alberi a bordo strada si svela il promontorio con la Rocca di Gradara. In questo territorio, fatto anche di strade bianche, si organizza dal 2021, a settembre, l’Italian Gravel Trophy: un’iniziativa ciclistica che prevede tre percorsi di 50, 80 e 130km nello stile gravel, ovvero una competizione che sa guardare anche all’escursionismo e a chi ama pedalare a testa alta e vuole concedersi pause lungo i punti ristoro. 

Eccoci finalmente al primo castello, si tratta di Casteldimezzo. Dalla panoramica una breve e ripida salita porta all’entrata del borgo dove si trova la chiesa e due ristoranti. La strada costeggia gli edifici del borgo e ci si ritrova in una terrazza naturale sulla scogliera: siamo a 200 metri sul livello del mare e la vista, come ci si abitua presto per tutto per il percorso, incanta.

Oltre al castello, qui troviamo la prima leggenda: quella che riguarda il crocifisso della chiesa di Casteldimezzo, detta per l’appunto del santissimo crocifisso. Si racconta che nel ‘500 per via di un naufragio di una nave mercantile fu trovato sulla spiaggia della Vallugola una cassa con dentro un crocifisso e che, dopo una combutta relativa al luogo dove portarlo, fu trasportato proprio qui, dove è ospitato tuttora. Si narra anche che questo crocifisso fu in diverse occasioni salvifico per il borgo.

Fiorenzuola di Focara

Si riprende a pedalare per poco, la distanza da qui al secondo castello è brevissima, meno di 1km per arrivare nel borgo di “dantesca memoria”. Siamo a Fiorenzuola di Focara, tappa d’obbligo per i ciclisti: c’è sempre chi riempie la boraccia alla fontana, chi parla di bici o chi fa una pausa e mangia una piadina davanti all’orizzonte.

Un’incisione all’entrata del borgo riporta il verso del Canto XXVIII dell’Inferno e fa riferimento alle caratteristiche del luogo: “ch’al vento di Focara non sarà lor mestier voto né preco”. Questo promontorio è noto sin da tempi antichi ai marinai per i venti particolarmente insidiosi ed è stato spesso luogo di naufragi. Fuoco e vento per l’appunto, due elementi che fanno venire in mente il Picco del Diavolo, uno sperone roccioso che si erge poco prima di Fiorenzuola e l’incendio che ha distrutto gran parte della vegetazione nell’agosto 2017 e che purtroppo lascia ancora il segno.

Il 3 agosto 1898, Alfredo Panzini, uno dei primi cicloviaggiatori italiani, parte da Rimini per andare a Pesaro e in uno dei suoi racconti di viaggio riporta quanto accaduto:

la gomma era scoppiata presso alla Focara… e per giungere a Pesaro ci volle una bella marcia: inoltre la via era tutto un polverone così che il nostro ingresso nella città di Giocchino Rossini non fu per nulla trionfale”.

Se proprio dovesse succedere di bucare, qui, al bar Valbruna di fronte al borgo, c’è un bike point disponibile per aggiustamenti e riparazioni temporanee. Valbruna è il nome che nasconde la seconda leggenda: si narra infatti che un tempo sulle rive ci fosse una città, poi sommersa, giustificata dai ritrovamenti di vari oggetti e reperti provenienti dal mare. Insomma un’Atlantide nell’Adriatico.

A proposito di mare, Fiorenzuola di Focara è conosciuta soprattutto per la spiaggia libera raggiungibile imboccando una strada pedonale all’inizio del borgo. In 20 minuti a piedi si arriva direttamente al mare. Fare il bagno qui è un’esperienza unica, entrare nell’acqua bassa e poi voltarsi per ammirare la “scenografia” naturale.

Tra Fiorenzuola e Pesaro la pedalata si fa più dolce, la strada panoramica devia verso l’entroterra all’altezza del Monte Brisighella, del Monte Castellaro e di Monte Santa Marina, per poi riaffacciarsi a tratti sul mare.

Qui si incontra prima il locale immortalato nel film di Dino Risi del 1965, L’ombrellone, poi si scorgono dei terrazzamenti di vigneti sul mare: si tratta della Fattoria Mancini, che permette di bere e mangiare in mezzo alle vigne e godersi il tramonto.

Altro punto panoramico d’obbligo è il parcheggio del ristorante Gibas, un’ampia area che permette di incantarsi guardando la linea d’orizzonte che divide mare e cielo.

Si prosegue e si arriva all’altezza del faro del Monte San Bartolo, poco dopo iniziano la discesa e i tornanti verso il porto di Pesaro che pongono fine ai 20km della panoramica. 

Si entra in città e si percorre il lungomare fino ad incontrare Piazzale della Libertà dove si trovano due simboli di Pesaro.

Il primo simbolo è la Sfera Grande di bronzo su una specchio d’acqua detta Palla dello scultore Arnaldo Pomodoro, il secondo voltandosi a sinistra è il Villino Ruggeri del 1902, in pieno stile Art Noveau e Liberty, costruito da Oreste Ruggeri per coronare il suo successo come inventore del rimedio per l’anemia: i glomeruli.

Granarola

Da Pesaro si prende la ciclabile denominata Bicipolitana, precisamente la numero tre, lungo il fiume Foglia che porta da Baia Flaminia fino al Palasport. Si fa un breve tratto, poi si percorre la statale all’altezza di Villa Caprile, costruita nella metà del ‘600 e famosa per i suoi giardini e giochi d’acqua, che hanno ospitato anche personaggi come Casanova e Stendhal. Si passa da Cattabrighe e finalmente si lascia la statale a ovest per salire verso il Monte Bacchino lungo Strada del Boncio.

Questa strada è una vera scoperta, siamo alle spalle dal San Bartolo e si è immersi nel paesaggio rurale. La strada è asfaltata, abbastanza stretta, con lunghi rettilinei costeggiati da alberi e pochissime macchine in circolazione. Dal punto di vista ciclistico è il punto più impegnativo con pendenze che arrivano al 13%.

Ad un certo punto, all’altezza di un'edicoletta con Madonna si fa inversione a U per imboccare via San Savino e si sale per arrivare finalmente al terzo castello, quello di Granarola.

Poche case basse in pietra e un borgo di soli 83 abitanti. Il nome deriva da granariolus che significa piccolo granaio: storicamente qui si conservavano le riserve di grano.

Nel 2008 il marchio di abbigliamento Brandina ha riqualificato il piccolo castello, che ora ospita una dimora storica molto curata.

Gradara

Da Granarola si inizia a scendere verso la zona urbana, si supera l’autostrada e poi si risale verso l’ultima tappa di questo itinerario, solo 4km per raggiungere l’ultimo dei quattro castelli, il più noto: Gradara.

Ancora una volta torna alla memoria Dante, che nel V Canto dell’Inferno, nel girone dei lussuriosi, racconta la tragica storia d’amore del 1289 di Paolo (Malatesta) e Francesca (Da Polenta) che ebbe luogo proprio in questo castello. 

La roccaforte di Gradara fu costruita nel XII secolo e nelle diverse epoche appartenne alle potenti famiglie italiane: i Malatesta, gli Sforza, i Medici e i Della Rovere.

Una volta di fronte alla rocca è possibile entrare nel borgo portando la bici a mano oppure continuare a pedalare e imboccare sulla sinistra Via degli innamorati, la strada che costeggia l’esterno della rocca, per terra piccole ceramiche quadrate con cuori rossi dipinti indicano il percorso: qui si incontra il Teatro dell’Aria dove si organizzano spettacoli di falconeria e volo dei rapaci.

Si riprende la via del ritorno verso Gabicce, appena sotto la rocca la strada costeggia una recinzione dove si incontrano un prato e alcuni cavalli.

La sensazione di sentirsi un viaggiatore del tempo è forte, o forse è perché, come ricorda lo scrittore Alberto Savinio, “l’aspetto che il mondo rivela al ciclista è più vicino alle cose”.

L'Hotel & Residence Continental

Nel cuore di Gabicce Mare e a pochi passi dalla spiaggia, Hotel Continental ti offrirà un soggiorno ricco di servizi, con tutta la libertà di cui necessiti.

Puoi infatti scegliere la tua soluzione ideale, se Hotel o Residence, e godere di tutti i comfort compresi. La Famiglia Bartolucci ci mette cuore e passione nel gestire la struttura, e si vede.

Inizia questo viaggio alla scoperta dei castelli Marchigiani da qui. E se non hai il mezzo, non preoccuparti! Qui le biciclette non mancano mai!

Articolo di : Mauro Del Zoppo

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