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Rimini Summer Pride, un evento spumeggiante

La parata più colorata della Romagna dell'orgoglio della comunità LGBTQIA+

Articolo di: Redazione
Lettura: 4 minuti

La forza della manifestazione del Pride torna a esplodere per le strade di Rimini il 30 luglio 2022.  Precedentemente chiamato Gay Pride, oggi, la coloratissima parata dell’orgoglio LGBTQIA+ viene indicata semplicemente come Pride, per essere il più inclusiva possibile. Il più romantico dei Pride si svolgerà proprio a Rimini e il 2022 rappresenterà un anno di rinascita, dopo lo stop imposto dal covid.

Evento vitale e necessario che dà la possibilità di rompere alcune delle regole sociali che imprigionano il nostro vero essere. I colori sgargianti, gli abiti eccentrici e l’incedibile energia del Rimini Summer Pride, sono solo le foglie di un albero che affonda le sue radici in un terreno duro, fatto di lotta e violenze, ma anche di tanta voglia di mostrarsi al mondo e grinta, per difendere ciò che è più giusto, i propri diritti.

L'amore sboccia tra persone, non tra sessi. Perché porsi dei limiti?

David Leavitt

Adatto a :

Tutti

Mezzo :

a piedi

Durata :

1 giorno

Il Pride dell'estate Romagnola

Musica, colori, festa e buona compagnia, questa è l’atmosfera del Pride più romantico d’Italia che ha luogo sul lungomare, con il tramonto come sfondo. Rimini Summer Pride ti aspetta!

Carri, musica e divertimento

La parata è il momento conclusivo di una settimana di eventi, solitamente si tiene il sabato, al momento siamo in attesa del programma del 2022. Nei giorni precedenti alla sfilata si organizzano incontri culturali, aperitivi nei locali amici, presentazioni di libri, concerti e tanto altro.

Durante la fantastica parata, in cui sfileranno vari carri, accompagnati dalla musica e tanti divertimenti, sarà possibile mangiare e bere a volontà grazie agli stand di street food. Solitamente la parata termina al parco di piazzale Fellini con ospiti e musica.

La festa continua nelle discoteche del posto, come Coconuts e Classic Club.

La storia del Gay Pride

Siamo negli Stati Uniti, è la notte del 27 giugno 1969, una notte come le altre in cui dei poliziotti entrano in un bar gay per picchiare e minacciare i membri della comunità LGBTQ+, come erano soliti fare, mi fu la reazione ad essere differente. Quella notte nessuno rimase a guardare e dopo decenni di oppressioni, esplose la rivolta che prese il nome di “moti di Stonewall”, dal nome del club gay Stonewall Inn di New York.  La leggenda narra che fu Sylvia Riviera a scagliare il primo colpo contro un poliziotto, armandosi della propria scarpa con tacco e lanciandogliela contro. I 10 poliziotti, quella sera, si ritrovarono contro 500 persone, frequentanti del club e altri della comunità LGBTQ+ venuti in soccorso. Allo scontro successivo, la polizia schierò l’unità che aveva combattuto in Vietnam, ma si ritrovarono almeno 1000 persone, capeggiate da una fila di drag queen che inneggiavano cori pensati appositamente per loro.  I giorni a seguire, per le strade, rimbombava un solo motto:“Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud! “Dillo in modo chiaro, e urlalo. Essere gay è giusto, essere gay è motivo d’orgoglio”. Era finito il tempo di nascondersi.

La prima parata

Il primo Gay Pride fu organizzato esattamente un anno dopo i moti di Stonewall, inizialmente chiamato Christopher Street Liberation Day March. Durante la marcia ognuno indossò quello che lo faceva sentire più a suo agio, vestiti sgargianti, slip provocanti o costumi da bagno. Transessuali e travestiti passeggiavano senza paura, indossando ciò che più amavano. Questa marcia fu importante, un modo per esprimere la propria opinione, per essere ascoltati e dire al mondo che le regole fatte stavano opprimendo una comunità enorme di persone, ed era arrivato il momento di fare dei cambiamenti.

Altre manifestazioni furono organizzate quello stesso anno, a Chicago, San Francesco e Los Angeles. In questa ultima città fu ottenuta la possibilità di transennare la strada in modo da organizzare una vera e propria manifestazione.

La bandiera arcobaleno

La bandiera arcobaleno è il simbolo della comunità LGBTQIA+, fu creata nel 1978 dall’artista queer di San Francisco, Gilbert Baker. Lui non volle coprire con copyright la bandiera perché voleva diventasse patrimonio di tutti. Ogni colore della bandiera ha un significato spirituale, inizialmente i colori erano 8 poi, con il passare degli anni e per problemi sia di produzione che pratici, i colori diventarono 6.

Rosso = Vita
Arancione = Guarigione
Giallo = Luce del sole
Verde = Natura
Blu = Armonia
Viola = Spirito

LGBTQIA +

L’acronimo LGBTQIA+ è usato per far riferimento alla “comunità gay”, non si riferisce soltanto al mondo gay ma alla comunità di persone che non si riconoscono negli orientamenti sessuali e nelle identità di genere considerate “tradizionali”.

Scopriamo insieme cosa significa LGBTQIA+

L = Lesbica
G = Gay
B = Bisessuale
T = Transgender
Q = Queer
I = Intersessuale
A = Asessuale
+ = indica tutte le altre identità di genere e orientamenti sessuali

Oltre le "etichette"

Una persona transgender si sente di un genere diverso rispetto quello che le è stato dato alla nascita. In questo termine vengono comprese identità transgender binarie e non. Le persone queer non si sentono appartenenti a nessuna definizione, pensano che l’identità e i gusti cambiano nel tempo e spesso sono ancora in cerca di chi sono e di ciò che piace loro. Una persona intersessuale ha caratteristiche sessuali diverse da quelle che sono considerate di solito maschili o femminili, sia a livello di cromosomiche di ormoni, apparati, genitali e altro. Una persona asessuale non prova attrazione sessuale verso nessun genere.

Dopo tutto questo recap generale, la cosa importante da tenere a mente è che queste etichette non sono obbligatorie. C’è chi preferisce usarle per capire sé stesso e chi si dà una definizione, ma si comporta in modo diverso. La regola d’oro è sempre avere rispetto per le scelte altrui.

La dichiarazione di Gay.it

"Il Pride sarà per Rimini una conferma del sostegno e dell'interesse che da sempre ha mostrato la cittadinanza riminese alla comunità LGBTQ+.

Un sostegno sempre più legato al mondo del turismo e dell'ospitalità, grazie soprattutto al lavoro straordinario de La Community 27. Punto di riferimento oggi in Italia per chi vuole puntare alla diversity come core business.

Una manifestazione che ha segnato nel 2019 più di 10.000 presenze e che ora si appresta a tornare con un'edizione inedita. Il pride più romantico di Italia promosso dall'associazione Arcigay "Alan Turing" guidata da Marco Tonti e che opera sul territorio dai primissimi anni '90."

Giuseppe Giulio - Gay.it

Articolo aggiornato il 29 Giugno 2022

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