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Parrozzo, il dolce di Natale dell'Abruzzo

Un semisfera al cioccolato: il Parrozzo, così buona da affascinare D'Annunzio

Articolo di: Redazione
Lettura: 2 minuti

Per i Maya il cioccolato era sacro e veniva chiamato il “Cibo del Dei”. Una storia che si ripete, dato che anche noi oggi riserviamo al cioccolato un posto d'onore in cucina e nei piatti golosi della tradizione. Il cioccolato è cibo per l'anima dato che spesso ci ritroviamo a consumarlo per consolarci o per festeggiare! Aggiungere il cioccolato ai vari piatti per renderli più golosi, è poi un’arte. 

Nel periodo di Natale, addentrarsi nel magico mondo del cioccolato, vuol dire solo una cosa, parlare di dolci natalizi. Il territorio abruzzese ci lascia scoprire un dolce tipico dei mesi invernali, una golosità con una grandissima storia, che utilizza il cioccolato in modo ingegnoso: il Parrozzo

Un dolce secolare abruzzese

Il Parrozzo (o Panrozzo) è un dolce tradizionale di Natale originario di Pescara dalla caratteristica forma a semisfera ricoperta di cioccolato.

Viene fatto con il semolino, ma in alternativa si può utilizzare la farina gialla o la farina bianca con fecola, uova, zucchero, mandorle tritate, buccia di arancia o limone e infine liquore di amaretto.

Si impasta la farina o il semolino con le uova, le mandorle, la buccia ed il liquore. Si versa poi l’impasto in uno stampo di forma semisferica e lo si cuoce al forno. A cottura ultimata, quando il dolce si è raffreddato, lo si ricopre con un goloso strato di cioccolato fondente fuso. 

Le origini del Parrozzo

Possiamo dire che il Parrozzo ha un origine “contadina”. Infatti i contadini abruzzesi, già da tempo immemore, erano soliti preparare una pagnotta di forma semisferica di pane con il granturco, leggermente bruciacchiata per creare una croccante e deliziosa crosta.

Fu guardando questo pane che Luigi D’Amico nel non troppo lontano 1920 fu colto da una golosa epifania. Volle trasformare il pane in un dolce, mantenendo intatte le sue caratteristiche peculiari.

Così aggiunse le uova per dare quel colore giallo tipico del granturco e ricoprì l’impasto con una cascata di cioccolato per ricordare la crosta originaria. 

Anche D'Annunzio stregato dal Parrozzo

Il nome Parrozzo deriva dall'originario pane contadino degli abruzzesi che si chiamava Pane Rozzo. Fu poi chiamato così in seguito alla lettera che inviò, insieme al dolce, Luigi D’Amico a Gabriele D’Annunzio, che così citava: “Illustre Maestro questo Parrozzo il Pan rozzo d’Abruzzo vi viene da me offerto con un piccolo nome legato alla vostra e alla mia giovinezza”.

La prima persona alla quale D’Amico fece assaggiare il Parrozzo fu proprio il famoso scrittore e poeta Gabriele D’Annunzio. Tale fu la sorpresa e l’esaltazione che ebbe il Vate all’assaggio del dolce, che rispose alla lettera di D’Amico con un madrigale (un breve componimento) in dialetto abruzzese dedicato alla pietanza che tanto lo aveva colpito.

Così citava: “È tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè, c'avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce… e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce…” 

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